Che Te Lo Scrivo a Fare

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Guardo

La Verità sul Casting Harry Quebert

Ho letto, nelle ultime settimane, La Verità sul Caso Harry Quebert. Un libro che, presumo, qualcuno tra voi ha letto un anno fa quando andava di moda. Qualcun altro mai leggerà. Ma tranquilli, non sto per fare nessuna recensione. Sto solo per mettermi nei panni di Ron Howard, regista del film che sarà tratto dal libro, per provare a immaginare quali attori chiamerei per fare questo film.

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Guardo

Il metodo Fred Vargas

Esce oggi in Italia Tempi glaciali di Fred Vargas così anche quest’estate posso portarmi in aereo un polar invece di libri che l’educazione vieta di leggere sui mezzi di trasporto—anche quelli silenziosi come un intercontinentale—perché chiaro tentativo di sfoggio ai danni di chi reputa Limonov (sia il libro sia l’autore) una questione privata. Per l’opinione comune leggere libri di un certo peso in pubblico è maleducato, come per me quelli che devono per forza limonare sul tram o scrivere ti amo sui social network.

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Guardo

Roma, Audrey Hepburn e il degrado

Sarà che tutto questo parlare di Roma, di degrado che avanza e di decoro che sparisce m’aveva messo tristezza. Sarà che il bello dei film è che sono così tanti che qualcuno qualche volta resta indietro. Sarà che a Roma c’ho vissuto, e credo di averla ca(r)pita. Sarà che oggi Sky passava Vacanze Romane e io avevo voglia di guardarlo e allora l’ho guardato: perché da qualche parte nel mio subconscio forse avevo voglia di Vespe, piazze con le fontane, monumenti, vigili sulle pedane in mezzo a piazza Venezia e gente seduta a bere caffè davanti a quelle cose. Quella Roma lì di quel film lì del 1953 è più vera di quella di Woody Allen, di Sorrentino e di Julia Roberts che passa mangia e poi va a amare e pregare altrove.

Quella Roma di quelle vacanze americane con Audrey Hepbourn è simile a quella che conosco e adoro, ed è vera tanto quanto quella dei De Sica, dei Fellini e dei Rossellini. Ha gli stereotipi, ne è piena, ma gli stereotipi di qualche parte arrivano, e qualche motivo di esistere ce l’hanno. E vetri per strada, cassonetti pieni, metropolitane eternamente incompiute, terrazze snob, raccomandazioni, ministeri e mafie dilaganti. Ma anche strade, negozi, cose, gente. Gente buffa e caricaturale: simpatica e gentile. I romani per me sono così, come quelli di quel film. O almeno tanti, tra loro. Che poi la Roma quella fuori – Centocelle, Magliana e Tor di Quinto – non la conosco, e non mi interessa. Mi interessa e mi affascina quella che c’è nei film, quella dove c’ero io. Quella che è proprio bella e eterna e tutte quelle cose lì. Che però è anche perfetta per starci ai tavolini, passeggiarci farci cose: un po’ estasiato e un po’ indifferente a tutto quel meraviglioso misto di cose ambiziosamente eterne.

Vacanze Romane volevano girarla a colori, si dice. Ma non c’erano soldi abbastanza: e allora l’opzione era usare i colori veri e una Roma finta, a Hollywood, oppure usare Roma vera coi colori finti. Hanno scelto la seconda e hanno fatto bene. Perché quel bianco e nero fa molto “film vecchio” ma dopo venti minuti che lo guardi succede – come succede coi film belli – che i colori ce li metti tu. E che Audrey Hepbourn in bianco e nero era bella e brava uguale. E che se il regista è bravo (e lo era) e lo sceneggiatore è bravissimo (ed è Dalton Trumbo, che lo era) va benissimo così.

I film di cinquant’anni fa hanno quella cosa lì che li han fatti quando il cinema aveva la metà degli anni che ha ora: sembrano spesso, a certa gente, noiosi, lenti e banali. Non è sbagliato, non è un’eresia dirlo, è vero. Soprattutto i film belli di decenni fa sono stati ripresi, proprio perché belli, tante volte: le cose che raccontano sembrano prevedibili, già viste, già fatte. Perché quelli che hanno fatto i film dopo ci si sono ispirati. Però bastano un po’ di gusto, un po’ di testa e un po’ d’innocenza e se si riesce a entrare nel film e nell’ottica di quando l’han fatto, si sta proprio comodi comodi. Che poi a ben vedere è più banale il finale di Notting Hill, che quello di Vacanze Romane. 

Vacanze Romane è ruffiano? Sì certo. È macchiettistico? Alle volte. È troppo vecchio per piace a qualcuno che “i film in bianco e nero no dai”? Non penso proprio. È da vedere? Assolutamente. E Roma, e il degrado e tutto il resto? Sì è vero, c’è. Ma Roma resiste: ruffiana, macchiettistica, in bianco e nero, colorata e assoluta.

 

Guardo

Al Buio nel Tratto Nero

Vorrei raccontarvi una cena: al buio. Innanzitutto per entrare totalmente nel mood dovete chiudere gli occhi: poi riapriteli che sennò tutto quello che ho scritto l’ho scritto per niente.  Poi, mettiamo in chiaro una cosa: non è una sorta di training autogeno e nemmeno un racconto rosa su un incontro ravvicinato con uno sconosciuto.

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Guardo

Mad Max: Fury Road: il Valhalla del Cinema

SCALDARE I MOTORI
Per molto tempo non ho scritto recensioni.
D’un tratto, realizzai che era inutile. Il gusto collettivo era deragliato appiattendosi sul binomio capolavoro-merda. Sulla cacofonia di applausi indebitamente indirizzati a supereroi di plastica e simulacri felliniani, si innestava il mantra ossessivo “lingua originale con i sottotitoli”, formidabile cavallo di Troia per serie tv che erano tutte, a prescindere, capolavori. Dottori spaziotemporali, investigatori, poliziotti depressi e vigilantes ciechi in calzamaglia erano diventati gli araldi di visioni che facevano della carineria la loro cifra e che non osavano, o non erano in grado, di trovare quel colpo d’ala capace di conferire loro un’aura immortale di epicità.

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Guardo

Malattia seriale: Twin Peaks

Titoli di testa, immagini traballanti e suoni così analogici che ti pare di sentire la puntina che graffia. Due minuti e trentasette di segherie e cascate, che nemmeno mio marito con Game of Thrones resiste tanto (ok, solo perché premo io l’avanti veloce del telecomando; lui e quelli cresciuti con le lego si guarderebbero tutta una stagione di sigla di GoT). Continua a leggere

Guardo

Maria De Filippi è un Genio

È proprio vero. Maria De Filippi non piace a nessuno. La infamano tutti, è la regina della TV trash italiana, nessuno ammette di guardarla, eppure fa il record di ascolti. Maria De Filippi cavalca la cresta dell’onda della TV generalista da anni ormai: record d’ascolti per le pomeridiane di Uomini e Donne, per l’invernale sabato sera di C’è posta per te e per il serale di Amici.

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