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Viaggio

Come scegliere la città giusta in cui vivere

Ah, di certo non lo so!

Fine dell’articolo.

Scherzo. Vorrei spiegarvi il mio punto di vista rispetto a quel momento in cui si hanno dubbi circa dove stare.

Partiamo col presupporre che “Qual è la città giusta per vivere?” sia la domanda che tutte le persone si pongono quando avvertono la necessità di spostarsi, per varie ragioni.

Comincio con una breve analisi del quesito:

  • Città: si prende perciò in considerazione esclusivamente un centro urbanizzato.
  • Vivere: avere vita, essere in vita.

La domanda a mio avviso non aiuta a risolvere l’iniziale confusione che si potrebbe provare dinnanzi ad innumerevoli scelte.

“Città” mostra già un qualcosa di identificato, specifico che esclude luoghi più rurali. Vivere è veramente  troppo complesso, è un concetto difficile da gestire.

Ci si potrebbe piuttosto chiedere “qual è il luogo in cui potrei stare nei prossimi 5 anni?”

In questo caso, se si è confusi, si può pensare più liberamente alla scelta del luogo senza preclusioni (città, campagna, montagna, mare, lago) per poterci restare  in un lasso di tempo che io stabilisco, per comodità di ragionamento, soprattutto perché in molti casi, si affrontano territori sconosciuti e si è un po’ spaventati per stabilire di volerci già vivere una vita intera!

Ora che si è posta la domanda più semplice, a mio parere, è più facile decidere.

Facciamo finta che io abbia identificato la città come luogo in cui volermi trasferire, per i prossimi ipotetici 5 anni. I motivi potrebbero essere diversi: in primis, per le opportunità lavorative e poi per curiosità nei confronti della realtà urbana.

Circoscrivo il campo e faccio alcuni esempi.

Poniamo il fatto che le città sul mio piatto della bilancia siano Padova e Milano.

Ho speso del tempo in entrambi i contesti per farmi un’idea.

Padova è una città in cui mi sento sempre a mio agio, quando percorro le sue vie, a piedi. Le persone del luogo camminano quasi sempre lentamente, e molti hanno il naso all’insù, indaffarato ad indicare agli occhi, qualche elemento architettonico da osservare.

Trovo che la città abbia la grandezza giusta per attraversala senza stancarsi. Il centro è un luogo giovane, colmo di universitari che nelle sere in settimana si trovano nelle piazze per bere calici di vino e conversare.

La maggior parte delle persone si sposta in bici, senza particolare fatica. Non c’è molto traffico.

Poco fuori dal centro, vivono per lo più famiglie o persone un po’ più adulte. Prendi la macchina e sei sui Colli Euganei, oppure a Treviso di sabato sera, a Venezia per un aperitivo di lunedì e la domenica a Chioggia.

La città è ricca di musica e abbastanza movimentata culturalmente.

Le persone mi sono sembrate piacevoli, non tutte particolarmente aperte come mentalità.

Non riesco bene a definire Milano invece, probabilmente perché sono stata più pendolare che altro. Le sensazioni sono ovviamente personali.

Milano non è una città in cui mi sento sempre a mio agio, quando percorro le vie, a piedi. Le persone del luogo sembrano camminare quasi sempre velocemente, e molti hanno il naso all’ingiù, indaffarato ad indicare agli occhi, qualche nuovo messaggio sull’iphon da leggere.

Trovo che la città sia un po’ troppo grande per attraversarla senza stancarsi. Alcuni si muovono in bici. C’è parecchio traffico.

Poco fuori dal centro, vivono universitari, dove gli affitti costano meno. Prendi la macchina e sei a Sesto San Giovanni, a Varese e la domenica  verso le montagne (spero) o magari al lago.

La città  è stra colma di musica ed eventi culturali decisamente interessanti. E’ stimolante e affascinante proprio per questo motivo.

Le persone non mi sembrano tutte piacevoli, come normale che sia. E’ un ambiente multiculturale e internazionale, si trova di tutto e questo è forse il bello.

Penso ci sia un feeling tra persone e luoghi. Una sorta di geografia delle emozioni (non mi sono mai documentata sull’esistenza di questo concetto, chiedo venia ai geografi).

Penso ad un paio di cose, tralasciando necessità di trasferimenti per cause di forza maggiore: capire chi siamo veramente nel momento della vita in cui ci si vuole muovere e avere il coraggio di buttarsi, anche solo per curiosità, senza pensare che ci sia la scelta giusta o sbagliata.

Ma c’è una faccenda a cui presterei ancora più attenzione al fine di capire meglio,  tra le variabili, quanto si possa effettivamente restare in un luogo.

La città dice tutto quello che devi pensare“, diceva Italo Calvino. “Ti fa ripetere il suo discorso”.

Come può influire, ad esempio, Milano o Padova, sulla mia persona? Come sta influendo questa città su me stessa?

Tutti subiamo la suggestione di un posto. Occorre capire come essa ci trasforma, se ci piacciamo poi o meno, se cambiamo positivamente o negativamente, per noi e per le persone care che ci stanno attorno.

Posta la domanda adatta, superato il primo step decisionale, penso ci si possa rendere conto della scelta con un po’ più di calma, basandosi sull’influenza che la città ha su di noi. Perché il luogo si può sempre cambiare, in caso. Ecco dopo quei cinque anni ipotetici, magari.

 

 

 

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