Che Te Lo Scrivo a Fare

Scrivo

Salve, mi chiamo Curriculum Vitae_

Stamattina in ufficio stavo ascoltando un pezzo dei White Stripes mentre tentavo di dar seguito alle indicazioni del mio capo.

Auricolari bianchi infilati nelle orecchie, pc appoggiato sulla scrivania di legno scuro, alcuni fogli di carta a lato.

Accanto, una collega, la non intelliggibile.

Alzo lo sguardo dal monitor mentre Jack White canticchia “I Just Don’t Know What To Do With Myself” e osservo le persone davanti a me, intente nelle loro attività.

Mi estraneo un attimo dal palcoscenico, scendo i gradini e sono dietro le quinte. E penso rapidissima:

Perché è così importante avere un bel logo di una bella azienda sul proprio CV?

Nel momento di riflessione in cui mi trovo, suona come quando alcuni animali riportano il timbro, giuro.

Cammino tra i corridoi dei sotterranei di questo teatro e raccolgo per terra una copia di un articolo di Internazionale che arricchisce ulteriormente i miei pensieri.

Dopo la scuola media ti costringono a scegliere una scuola utile che ti permetta di trovare un lavoro utile (ma utile a chi? utile a sostenere cosa?) in un tempo utile.

Altrimenti, puoi fare il liceo classico e provare a fare qualcosa di utile dopo – a quanto pare. Quindi scegli le superiori, scegli l’università e inizia così lo shopping di esperienze per riempire di “bollini -blu- stage” la tessera CV fino alla vincita del primo  apprendistato/indeterminato (se sei stato un bravo consumatore) che ti garantisce IL posto –  in questo blog il territorio di riferimento è quello italiano. E’ fondamentale contestualizzare i pensieri geograficamente-

Dico, un bel posto seduto davanti ad una scrivania di legno scuro, col tuo pc e la possibilità di ascoltare (buona) musica che coadiuva la riuscita del tuo task.

Poi ad un certo punto iniziano le insoddisfazioni: la paga non è così alta se voglio un appartamento in una zona magari non confinante con l’autostrada A1, vorrei cambiare settore, tipo scaffale ecco, sono demotivato, mi fa male il sedere a stare seduto così tanto, il legno scuro è troppo scuro, alcune dinamiche aziendali mi stanno strette, figuriamoci i jeans dopo essere stato così sedentario, odio i colleghi arrivisti, sono troppo onesto e poi sinceramente non sono uno stratega, troppo lavoro poi non ho voglia di fare l’amore, no anzi, giornate troppo scariche,  vado in palestra a sfondarmi così poi non ho voglia di fare l’amore lo stesso, cerco altro. Cerco di più ma cosa voglio non lo so, più soldi, più tempo, più riconoscimento, più sesso (?) – ma dove?

 

Alzo lo sguardo, vedo una ragazza sulle scale, accanto al suo -credo- fidanzato il quale tiene in braccio un bambino – presumo il loro.

Saluto la ragazza che mi dice che avrebbe dovuto interpretare la scena numero 2 su quel palco ma che per un imprevisto, è dovuta scendere.

Le chiedo chi è, cosa fa, cerco di fare amicizia.

Lei mi dice che suona – ogni tanto ormai – il pianoforte e legge però moltissimo, nonostante il neonato e mi racconta che il suo ragazzo – si lo è –  fa il fiorista e sta per diventare socio di About a Garden [Se Kurt Cobain fosse in vita sarebbe suo]

Mi rivelano entrambi, di avere conseguito due lauree “utili” ma che poi hanno deciso volontariamente (!) di intraprendere altre avventure, in quanto la vita “non ha solo un binario”, puoi scegliere, puoi scoprire, puoi esplorare.

Lo sai?

Insomma a quanto pare, puoi essere felice anche se il tuo CV non è popolato da bei loghi e taglines, scritte con i font di più appeal. E non lo dico perché penso di essere dalla parte sporca della vetrina, ma solo da quella più lucida.

Mi siedo un attimo su un gradino, sopra di me un’americana – amo questi fari.

Penso che Curriculum Vitae stia sempre più diventando il nostro Nome e Cognome, come se dicesse chi fossimo.

“Lavora per XYZ”  allora è un osso duro. “Lavora per ggtgz” accidenti che frigida. “Lavora per aadh” si vede che non aveva ambizioni. “Lavora per trew”, si vede che il ritorno alla natura va di moda.

Supero il corridoio, risalgo le scale, entro un attimo in scena.

Sono serena, i miei pensieri hanno valore. La conclusione è vostra.

 

 

 

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