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La Storia del Primo Bug della Storia

Un bug dovreste saperlo cos’è. Basta un po’ di inglese. O, in assenza dell’inglese, basta saperne un minimo di computer, o di qualsiasi dispositivo elettronico che, se ora state leggendo questa cosa, avete davanti ai vostri occhi, o nelle vostre mani.

Se invece andavate malissimo in inglese e continuate ad andare male anche in nozioni di base relative all’elettronica, un bug è un insetto: uno di quelli piccoli e non particolarmente belli. E i bug, nei computer, sono quegli errori di software che fanno casini: falle, errori, problemi. Per quelli di voi che non ascoltano gli One Direction – e che tendenzialmente ipotizzo quindi avere più di vent’anni – pensate, per esempio, al Millennium bug, quella cosa che avrebbe potuto far succedere tante brutte cose mentre voi eravate intenti a festeggiare l’anno, il decennio, il secolo e il millennio nuovo, tutti insieme.

I bug (quelli dei computer), si chiamano bug, perché anche loro sono cose piccole e brutte. Cose piccole che a livello di codice e programmazione (quelle cose che sanno fare i non-ancora-ventenni che non passano le giornate a ascoltare gli One Direction) creano brutti problemi a voi che li usate, i computer. I bug, invece si chiamano così proprio perché la prima cosa ad aver creato quei brutti problemi è stato davvero un bug, nel senso di insetto.

Era il 1947 e un tale – Grace Hopper – stava usando un “computer”. O meglio, uno di quei calcolatori (l’avete visto The Imitation Game?) che si usavano negli anni Quaranta. Quel calcolatore (se non avete visto The Imitation Game pensate a questo) si chiamava Harvard Mark II. Che ad averlo, un Harvard Mark II nel 1947, era un po’ come avere il nuovo MacBook Pro oggi. Quell’Harvard Mark II, nel 1947, andava che era una favola. E poi un giorno no: basta, stop. Casini, errori, problemi. Grace Hopper provò probabilmente a dargli un paio di pugnetti, tirò un paio di bestemmie e magari ascoltò l’esperto di turno che gli disse “prova a spegnere e riaccendere“. Ma niente, Harvard Mark II non andava più. Grace Hopper provò allora ad aprirlo è ci trovò un bug, un insetto. Vero. Una falena, per la precisione. Hopper la prese, quella falena, la tolse, e via: Harvard Mark II era tornato a funzionare. Per futura memoria Grace Hopper prese la falena e la appiccicò a un foglio. Quel foglio ora, dice Wikipedia, sta allo Smithsonian National Museum of American History. E la foto di quel foglio sta qui sotto.

primo-bug-storia

Una storia bellissima. Ma solo parzialmente vera, in realtà. Perché – anche qui lo dice Wikipedia (e che fai, non ti fidi?) – il termine bug, associato a cose di quel tipo (in cui gli insetti veri non c’entrano per niente) esiste(va) già dal 1870, e per primo l’ha usato Thomas Edison, in una lettera.

« It has been just so in all of my inventions. The first step is an intuition, and comes with a burst, then difficulties arise — this thing gives out and [it is] then that “Bugs” — as such little faults and difficulties are called — show themselves and months of intense watching, study and labor are requisite before commercial success or failure is certainly reached»

Basta un po’ di inglese.

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