Che Te Lo Scrivo a Fare

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Sono stato al Jurassic World

Il volo, convenzionato, è con American Airlines. Fino alla Costa Rica. E poi, da lì, traghetto. Non ci si mette poco per andare al Jurassic World, e nemmeno costa poco. Ma ne vale la pena. E, una volta lì, nel parco, s’iniziano subito visite e attività nell’isola dei dinosauri. Il biglietto già ce l’ho, fatto online, dall’Italia. Ho preso il Pacchetto Adrenalina: tre giorni, pernottamento di buon livello, giro dell’isola in elicottero e poi, soprattutto, c’è incluso l’Help Feed the Rexche non sarà il Private Dinosaur Feedings del pacchetto premium di 10 giorni, ma resta pur sempre una gran figata.

Perché, ok, va bene il motto del “qui non si bada a spese”, ma mica posso sperperare così il mio intero patrimonio. Anche perché i parchi a tema son tutti così. Una volta dentro paghi, e paghi, e paghi ancora. Perché in tre giorni a Isla Nebular hai voglia a spenderne di soldi. Ci sarà da pagare per il parco acquatico e lo spettacolo dei Mossaurus, e forse – se ho ben capito – toccherà pure fare un biglietto a parte per le esibizioni interattive del Samsung Innovation Center. Per il mangiare invece mi sa che proverò a volare basso. Panini, fast-food e affini. Però dai, magari l’ultima sera una cena da Winston’s me la sparo. E poi, ovvio, i negozi di souvenir. La maglietta e la tazza per il caffè te le compri all’Hard Rock Café – pure se è di Buccinasco – e vuoi non spenderlo un centinaio di dollari allo store ufficiale del Jurassic World?

Che poi, questo è tutto contorno. Io vado lì per i dinosauri, tutti. Ma, su tutti, lui, la star: Indominus Rex. Che è quella cosa  che vien fuori se prendi un T-Rex e ti metti a pastrugnare un po’ in un laboratorio di genetica. Più veloce, più grande, più cattivo. Ma sto tranquillo, la pagina sulla sicurezza parla di oltre 150 safety protocols e, quindi, con tutta probabilità il Rex resterà dentro il suo recinto a 10mila volt e io, fuori, a farli le foto. Credo, però, di tenermelo per ultimo. Tanto, nel frattempo, di  dinosauri e cose da vedere non ne mancano. Mi sono già fatto un’idea dalla live webcam dell’isola, e mi sono praticamente già imparato a memoria la mappa.


 

Ok, d’accordo scusate. Scusate davvero. Non era, quello di cui sopra, uno di quei testi pseudo-brillanti in cui chi scrive vuole giocare sull’illusione di credere per vero qualcosa che non lo è, per far scattare nel lettore il senso ironico dell’immedesimazione. Davvero non volevo fare questo. Lo giuro. Volevo, anzi, fare una seria e composta dissertazione sugli intriganti aspetti di storytelling – o narrazione transmediale – che si celano dietro al sito jurassicworldintl.com. Ma non ci sono proprio riuscito. Mi sono fatto prendere. M’ha preso troppo bene, direste voi giovani. Me la sono davvero creduta un sacco. Sono stati venti minuti stupendi, prima di quel triste e repentino risveglio in cui mi sono ricordato che è tutto finto.

Però dai, un film perlomeno è arrivato. E per quelle due ore di blockbuster coi dinosauri riuscirò di nuovo a tuffarmi dentro quella meravigliosa sensazione del “je sais bien, ma quand meme“; del, detto tirandosela di meno, “sì lo so che è solo un film, che è tutto finto, che è tutto in CGI, però, quasi quasi, ci credo…”.

Che poi le condizioni di partenza del film non brillino per fantasia e originalità, è oltremodo secondario. Riaprire un parco giurassico che già ha mostrato di non essere tra i più sicuri, e per di più metterci dentro un dinosauro geneticamente modificato non è propriamente una buona idea. Non è neanche la più convincente delle premesse per la più solida delle trame. Nemmeno lo erano quelle del primo , eppure non ci siamo lamentati. Anzi.

“You just went and made a new dinosaur? Probably not a good idea.”Jurassic World

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