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Andrea da Brescia, the best passer ever

Molte persone nella vita vorrebbero avere una bella casa, una moglie e magari anche una bella macchina. Del resto chi già possiede queste cose (una o tutte) viene spesso invidiato dagli altri. Anche se questo sentimento d’invidia nasce da persone amiche è comunque sempre veritiero. Dal punto di vista del proprietario di questi beni però spesso può sorgere un senso di inadeguatezza. “Se compro una bella macchina poi le persone penseranno che voglio farmi vedere”. Tutto questo scompare quando ci si vanta di un bene comune, tutti siamo fieri del nostro paese, del nostro cibo, dei monumenti, dei paesaggi. Siamo tutti felici possesori, e l’invidia altrui ci fa solo piacere. Ecco al Colosseo, alla Cupola del Brunelleschi, a Venezia, alle spiagge della Sardegna dovremmo aggiungere un’altra voce, Andrea Pirlo.

Quanti altri giocatori ci hanno invidiato all’estero? Baggio, Maldini, Baresi, Totti e pochi altri. Non ne voglio fare una questione di merito, sicuramente avrò dimenticato qualcuno. La cosa fondamentale da tener presente è che quando un giocatore conquista platee che vanno oltre la sua nazionalità, si è di fronte ad un campione indiscutibile. Chiaramente come ci sono i fan ci sono anche i critici, penso a quel giorno in cui gli inglesi non furono molto felici di Pirlo.

Ma perché Andrea Pirlo è cosi unico e forte? Analizzando l’aspetto fisico, Andrea non appare un colosso: 177 cm per 68 kg, uno che da piccolo ha imparato a prenderle e a farsi rispettare con i piedi. Qualcosa in più degli altri lo devi avere se fai l’esordio in Serie A solo sedici anni dopo essere nato, sedici anni e due giorni per la precisione. Era la stagione 1994-95: il Reggiana-Brescia, già retrocesso,  al minuto 79 entrava in campo Andrea Pirlo. La stagione successiva gioca con la primavera e vince il Viareggio. La storia la sappiamo più o meno tutti: Brescia, Inter, Reggina, Brescia. In questo momento accade un fatto che pur sembrando di poco conto è in realtà è una svolta decisiva.  In quel Brescia (siamo nel 2000 per intenderci) giocava in attacco un certo Roberto Baggio. Pirlo fino a quel momento giocava da mezzapunta come se fosse un trequartista, nel momento in cui i trequartisti stavano scomparendo dal calcio. La convivenza tra i due non era possibile, almeno in quella parte di campo e cosi Carletto Mazzone prova Pirlo davanti alla difesa. Secondo il Mister in quella posizione avrebbe avuto più palloni giocabili. I risultati non si fanno attendere, la Juve fa le spese del nuovo asse Pirlo, Baggio. In questo gol c’è praticamente il meglio del calcio italiano, al di la del controllo a seguire totalmente impossibile, stupisce la fluidità con cui Pirlo fa un passaggio di quaranta metri, perfetto. Tra i commenti a questo video su YouTube uno in particolare mi ha colpito “Hmm who knew the gangly long haired kid in the middle of the pitch would end up being the best passer ever“.

Pirlo ha avuto una grande carriera, ha un palmares che pochi giocatori possono vantare e si è guadagnato il rispetto di tutto il mondo calcistico. Come? Semplicemente giocando. Osservandone le movenze, uguali dai 18 ai 35 anni ciò che lascia sbalorditi è come possa far sembrare semplici cose estremamente complesse. Nel suo libro Penso quindi Gioco Andrea prova a spiegare questo concetto. In poche parole quello che Pirlo fa è puro istinto, non c’è ragionamento non c’è premeditazione. Cosi è stato per il cucchiaio ad Hart e per il passaggio a Grosso in semifinale al Mondiale 2006. Spesso anche quando era più piccolo questo suo atteggiamento veniva visto dai compagni, specie quelli più anziani, come una sorta di sfottò, quasi come se Pirlo volesse ostentare le sue qualità. Non è mai stato cosi, semplicemente Pirlo è di un altra categoria. Forse di natura non del tutto umana.

Un altro episodio che mi ha fatto riflettere è molto curioso. Juninho Pernamabucano è stato uno dei tiratori di punizioni più innovativi di sempre, la sua capacità di far scendere il pallone sfruttando l’ Effetto Magnus ha affascinato anche Pirlo stesso che si è liberamente ispirato al brasiliano. Racconta sempre nel suo libro di come abbia passato del tempo a studiare video del brasiliano per cercare di capirne la tecnica. Addirittura racconta di mesi di tentatavi finiti con palloni oltre la recinzione e insulti da parte del magazziniere. Un giorno però Pirlo riceve l’illuminazione, in bagno seduto sul water. Si, durante una cagata aveva capito come calciare alla Pernambucano. La mattina dopo va a Milanello prestissimo, una persona normale si sarebbe cambiata e avrebbe provato a calciare con le scarpe da calcio. Ma come dicevo prima Pirlo non è una persona normale, vestito di tutto punto va dal magazziniere e si fa passare un pallone. Incrocio dei pali, gol. Il magazziniere lo punzecchia: “Rifallo”, e gli butta un pallone. Bam altro incrocio dei pali, ovviamente coi mocassini. In pratica 27 punizioni segnate in carriera sono il frutto di una cagata. Pirlo non è umano.

Il genio è qualcosa che a volte può sembrare incomprensibile alla massa. Nell’osservare alcune delle migliori giocate di Pirlo ci si chiede solo come possa averle pensate. Ma è forse questo il punto, Pirlo non pensa, Pirlo gioca.

Traversa da calcio d’angolo e poi via come se stesse passeggiando al parco.

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