Che Te Lo Scrivo a Fare

0° 0′ 0″, 78° 30′ 0″ W

Puerto Lopez, Domingo 26 de Julio 2015, 21.13h

Apro gli occhi.

Osservo l’orizzonte cercando di non pensare alle onde nel mezzo dell’oceano Pacifico su una barchetta bianca con una mela rossa nello zaino e le infradito a pois in mezzo a mille altre che se non prendo le verruche in Ecuador come a sette anni al corso di nuoto non le prenderò nunca mas en la vida e nella testa mi dico “fissa un punto fermo” e mi viene in mente la mia amica Vitti sul bus in gita in terza elementare con i braccialetti anti vomito ai polsi che ora vorrei tanto anche io mentre qualcuno mi regala un caramelo de leche dalla dubbia utilità e un batuffolo impregnato di alcol per pulire i pavimenti da spalmarmi sulla fronte (questo invece molto utile).

Poi sì ok tutto molto bello tutto molto figo soprattutto i due gringos seduti davanti a me che solo a guardarli invidio la mia amica che vive a LA ma in tutto ciò il mal di mare che non mi è mia venuto in ventitrè anni perché proprio adesso? Inizio a pensare sia mal di viaggio dopo 9 ore di bus a 220/h che davvero se non muoio qui non morirò mai ma poi la balena dalla bocca rigata a dieci metri da me che l’avevo vista solo in Pinocchio e il giro in tuktuk la terrazza sul mare al tramonto sbucciando mandarinas e leggendo racconti di paz stesa su un’amaca azul cielo e l’orizzonte che ora fisso solo per piacere e così tutto passa.

Oggi il (mio) mondo è bellissimo e diverso dalla (mia) vita quiteña dove poco prima di fare lo zaino in bilico su una sedia con una mascherina bianca e lo smalto rosso distruggevo un controsoffitto con un martello pesadisimo desiderando ardentemente di essere uomo per non dover cambiare braccio ogni cinque minuti mentre il mio amico Yaniv (due metri di altezza e cinque di spalle) scardinava porte come fossero burro.

Oggi il (mio) mondo è bellissimo anche seduta su una panchina di legno aspettando l’ennesimo bus mentre soffia un vento caldo e devo tornare dagli indigeni a mangiare cuy e patate e prego non mettano nessun film che parli di guerra o bambini cinesi a volume altissimo che io voglio solo ascoltare la mia canzone triste a volume basso e sentire ogni nota guardando il paesaggio di piccole catapecchie di legno illuminate da una fioca luce gialla che i miei occhi si riflettono nel finestrino e poi la strada continua ed è di nuovo notte.

Chiudo gli occhi.

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