Che Te Lo Scrivo a Fare

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Cuyabeno, Sabado 8 de Agosto, 18.04h

Una notte d’inizio agosto le strade senza luci a strapiombo in mezzo alle montagne che si susseguono fitte verso l’oriente si ricoprono di tonnellate di terra umida e questo per me significa undici ore di bus con l’aria condizionata sulle gambe che neanche ai Caraibi dopo avere guidato una jeep per quasi quattro ore spacciandomi per una turista arrivata l’altro ieri nella Repubblica delle banane che tanto comunque è tutto talmente negoziabile che coqueteo e multa vanno d’amore e d’accordo y “todo bien señorita siga no mas”. Listo.

E dopo la notte senza chiudere occhio arrivo nel cuore dell’Amazzonia con altre tre ore di canoa in mezzo al verde che più verde non si può mentre el guia che (Dio solo sa come) si è sposato una finlandese bionda e fica continua a parlare di sua figlia Lumi che vuol dire neve che si è una cosa molto dolce ma io vorrei sentire il suono degli uccelli che cantano e non delle sue corde vocali. E mentre questo continua a parlare un bambino di otto anni e una signora dal viso triste ci guardano arrivare da un pontile di legno a bordo del fiume contornato da alberi talmente fitti che a malapena riesco a vedere le capanne di paglia dove avremmo dormito e mangiato per tre notti a lume di candela senza luce elettricità telefono vestiti puliti e doccia degna di essere chiamata tale: insomma le cose che piacciono a me.

E la foresta amazzonica è come te l’aspetti cioè nessuna luce se non le stelle gigantesche nella notte scura nessun homo sapiens che assomigli lontanamente al concetto occidentale di uomo e tantissimi animali tantissimi alberi altissimi che tutto mi sembra issimo e io mi sento tanto piccola in mezzo alle liane e all’afa che ti uccide che l’unico modo per farsela passare è nuotare nella laguna al tramonto dopo aver camminato con il fango fino alle ascelle e lo zaino sopra la testa.

E quella signora dal viso triste si chiama Ilda ha cinquantadue anni nove figli raccoglie yucca e non è mai uscita dalla foresta e mi chiedo cosa sappia del mondo come passi le sue giornate e sorrido pensando alla confessione del marito “tenemos nueve hijos porque cuando era joven en Colombia hice una apuesta con unos amigos…” e Ilda aveva quattordici anni quando ha partorito il primo figlio che poi è la stessa età della sua sesta figlia che nemmeno lei è mai uscita dalla foresta e chissà se anche lei troverà l’amore lì e raccoglierà yucca e si dondolerà su un’amaca lilla come la madre aspettando le canoe arrivare.

E potrei scrivere dell’anaconda a un centimetro dalla mia faccia dei caimani dei delfini rosa che in realtà sono grigi de las aves delle scimmiette dei mosquitos che non mi hanno pizzicato dello sciamano che mi ha raccontato la sua storia e mi ha fatto una limpia dei bambini nudi che giocano con il fango e hanno pochi anni di differenza dalle loro madri del fatto che gli ecuatoriani de la Amazonia sembrano vietnamiti (o forse è solo la mia immaginazione) fatto sta che continuo a pensare a Ilda e alla sua vita e al fatto che se fossi nata lì anche io non saprei se l’Italia è baciata dal mare e se c’è vita oltre il Lago Agrio.

E torno a casa incantata e il bus non mi va più di prenderlo e allora a dedo fino a Quito anche se “estas en America Latina Chiara” e io penso che comunque meglio l’autostop qui che a Milano e chi guida si chiama Richard assomiglia a Jim Carrey e mi tocca le gambe quando parla e io fingo di dormire e quando mi sveglio sono già davanti casa, sana salva stanca e felice.

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