Che Te Lo Scrivo a Fare

Guardo

Roma, Audrey Hepburn e il degrado

Sarà che tutto questo parlare di Roma, di degrado che avanza e di decoro che sparisce m’aveva messo tristezza. Sarà che il bello dei film è che sono così tanti che qualcuno qualche volta resta indietro. Sarà che a Roma c’ho vissuto, e credo di averla ca(r)pita. Sarà che oggi Sky passava Vacanze Romane e io avevo voglia di guardarlo e allora l’ho guardato: perché da qualche parte nel mio subconscio forse avevo voglia di Vespe, piazze con le fontane, monumenti, vigili sulle pedane in mezzo a piazza Venezia e gente seduta a bere caffè davanti a quelle cose. Quella Roma lì di quel film lì del 1953 è più vera di quella di Woody Allen, di Sorrentino e di Julia Roberts che passa mangia e poi va a amare e pregare altrove.

Quella Roma di quelle vacanze americane con Audrey Hepbourn è simile a quella che conosco e adoro, ed è vera tanto quanto quella dei De Sica, dei Fellini e dei Rossellini. Ha gli stereotipi, ne è piena, ma gli stereotipi di qualche parte arrivano, e qualche motivo di esistere ce l’hanno. E vetri per strada, cassonetti pieni, metropolitane eternamente incompiute, terrazze snob, raccomandazioni, ministeri e mafie dilaganti. Ma anche strade, negozi, cose, gente. Gente buffa e caricaturale: simpatica e gentile. I romani per me sono così, come quelli di quel film. O almeno tanti, tra loro. Che poi la Roma quella fuori – Centocelle, Magliana e Tor di Quinto – non la conosco, e non mi interessa. Mi interessa e mi affascina quella che c’è nei film, quella dove c’ero io. Quella che è proprio bella e eterna e tutte quelle cose lì. Che però è anche perfetta per starci ai tavolini, passeggiarci farci cose: un po’ estasiato e un po’ indifferente a tutto quel meraviglioso misto di cose ambiziosamente eterne.

Vacanze Romane volevano girarla a colori, si dice. Ma non c’erano soldi abbastanza: e allora l’opzione era usare i colori veri e una Roma finta, a Hollywood, oppure usare Roma vera coi colori finti. Hanno scelto la seconda e hanno fatto bene. Perché quel bianco e nero fa molto “film vecchio” ma dopo venti minuti che lo guardi succede – come succede coi film belli – che i colori ce li metti tu. E che Audrey Hepbourn in bianco e nero era bella e brava uguale. E che se il regista è bravo (e lo era) e lo sceneggiatore è bravissimo (ed è Dalton Trumbo, che lo era) va benissimo così.

I film di cinquant’anni fa hanno quella cosa lì che li han fatti quando il cinema aveva la metà degli anni che ha ora: sembrano spesso, a certa gente, noiosi, lenti e banali. Non è sbagliato, non è un’eresia dirlo, è vero. Soprattutto i film belli di decenni fa sono stati ripresi, proprio perché belli, tante volte: le cose che raccontano sembrano prevedibili, già viste, già fatte. Perché quelli che hanno fatto i film dopo ci si sono ispirati. Però bastano un po’ di gusto, un po’ di testa e un po’ d’innocenza e se si riesce a entrare nel film e nell’ottica di quando l’han fatto, si sta proprio comodi comodi. Che poi a ben vedere è più banale il finale di Notting Hill, che quello di Vacanze Romane. 

Vacanze Romane è ruffiano? Sì certo. È macchiettistico? Alle volte. È troppo vecchio per piace a qualcuno che “i film in bianco e nero no dai”? Non penso proprio. È da vedere? Assolutamente. E Roma, e il degrado e tutto il resto? Sì è vero, c’è. Ma Roma resiste: ruffiana, macchiettistica, in bianco e nero, colorata e assoluta.

 

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