Che Te Lo Scrivo a Fare

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Quito, Domingo 5 de Julio 2015, 23.16h

Succede per caso di trovarmi nella parte di universo dove chi sta facendo il giro del mondo capita proprio sotto casa mia nella mia stessa nuova città al posto di essere sotto quel suo tetto mansardato circondato dalla neve guardando fuori dalla finestra mentre la sigaretta nel posacenere si spegne lentamente e io la schiaccio con le dita con un sottofondo di musica jazz e la pizza che si raffredda sul tavolo anche se non ci dovrei nemmeno pensare ma neanche parlarne come fosse un’ora fa e invece è l’altra mia vita di cui ogni tanto mi dimentico e che ogni tanto ritorna.

Succede anche che nella sera in cui Giove e Venere si baciano qualcuno mi regala cioccolato alla maracuya e la descrizione perfetta della bocca di una sconosciuta che non so se desiderare di saper scrivere una cosa del genere o che qualcuno la scriva per me e continuo a pensare a quella bocca anche in mezzo agli alberi altissimi senza luce se non quella della luna che sembra giorno e tutto è argento e profuma di terra bagnata e non si sente nessun rumore se non due respiri vicini.

E succede che le cose belle capitano così che ti alzi al mattino e non c’è una nuvola in cielo e la señora Rosita ti regala una mandarina nascosta tra le solite diez manzanas verdes a dos dolares y cincuenta e il vecino loco la smette di dirti goodmorning e inizia a parlarti in spagnolo e chissà se un giorno smetterà di seguirti quando vai a fare la spesa e succede che non c’è traffico e riesci ad attraversare la strada senza rischiare la morte e prendi il bus senza avere l’ascella di uno sconosciuto in faccia e impari a usare la sega circolare senza amputarti un braccio mentre il tuo papà ti ricorda di quando da piccola avevi paura della pistola spara-chiodi (no ma papà va che ce l’ho ancora).

E succede che a pranzo mangi una patata che sa di melone ricoperta di terra e la sbucci con un coltello di mezzo metro seduta su un muretto di mattoni e ha il colore più bello del mondo ed è la cosa più buona del mondo e quando torni a casa la sera camminando nell’unico viale alberato tra le foglie vedi una nuvola rosa e c’è quella luce gialla e blu che non riesci a spiegare e a cena mezza papaya con il cucchiaino che i semi finiscono nel compost che sta generando animali d’ogni tipo sul balcone e quel seme di aguacate alla finestra che chissà quando spunteranno le radici.

E succede che vai a letto con tutti questi pensieri e quando chiudi gli occhi il tuo cervello non ha dubbi sulla scelta del pensiero bello che ti regala per dormire e sceglie quel racconto meraviglioso della bocca s(conosciuta) in una serata strana con alle spalle un genio del teatro davanti una Pilsener con un piatto di patatine e nella borsa un pan brioche che già sai sarà la felicità del giorno dopo e le cose belle davvero succedono sempre così secondo il principio di utilità marginale o come si chiama che insomma la sera avanzi una fetta di ananas che stai quasi per mangiarti ma alla fine non lo fai e il mattino dopo a colazione che sono finite le mele la trovi così gialla rotonda e perfetta nel frigo e pensi a quanto sia stato bello non mangiarla. Ecco. Esattamente quello che intendo.

 

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