Che Te Lo Scrivo a Fare

0° 0′ 0″, 78° 30′ 0″ W

San Rafael de la Laguna, Martes 16 de Junio 20.45h

Sono qui da quasi tre mesi e mi sono ormai abituata al dilatatissimo tempo sudamericano che se ti dicono sì spesso vuol dire non lo so e se ti dicono non lo so quasi sicuramente è no e se hai un appuntamento alle dieci puoi star tranquilla che nessuno si farà vivo prima delle undici e mezza e c’è sempre un Ramón di turno con i denti d’oro e una lunga treccia nera che si dimentica qualsiasi cosa tu gli dica e mentre pensa a dove farti dormire la notte ti serve un piatto di arroz chancho y tostado con quella bevanda schifosa a base di mais e alcol per pulire i pavimenti che la prossima volta la bevo ni cagando.

E in settimane di stretto contatto con gli indigeni ho imparato che non puoi mai rifiutarti di ballare anche se il ballo consiste nel pestare i piedi in cerchio con una gallina viva in mano e un cesto di frutta e pane nel mezzo e che Pachamama significa Madre Terra in lingua Kichwa (e finalmente so cosa voleva dire Manu Chao in quella canzone) e che Inti è il sole, Taita è papà, ñaña è sorella e gugaua bambino. E tra i campi di maiz y frutillas osservo grassi maiali neri e un centinaio di cani randagi che fanno da cornice a un paesaggio bellissimo dove vecchie signore scalze trasportano chilogrammi di non so cosa curve sulla schiena mentre nel cielo azzurro le nuvole passano veloci e il sole mi brucia la pelle e mi fa diventare i capelli rossi.

E mai avrei creduto di ritrovarmi sola con il mio viso blanco de extranjera in un mercato informalissimo che mi sembra quasi di vedere Aladdin che ruba una mela tra i vicoli del retro di un edificio di mattoni domandando a visi sconosciuti se c’è qualcuno lì in mezzo che può saldarmi una barrilla de metal en la broca del taladro e la versione maschile della strega di Biancaneve mi risponde dicendomi “mi hija sentate aqui” e contratto il prezzo come solo qui ho imparato a fare seduta su un instabile panchina di legno tra mille altri volti.

E non avrei nemmeno pensato di toccare la neve ai tropici e nemmeno di raggiungere mai i 5mila metri sopra il livello del mare e se ci penso la cara vecchia Italia mi sembra così in basso che ora dal mio letto color naranja mi immagino di cadere come nei sogni e di precipitare in basso fino al mio vecchio letto viola che chissà se il mio gatto nero ci dorme ancora sopra e chissà se la mamma ha già trasformato la mia camera nella sua cabina armadio e chissà com’è l’estate a casa mentre qui nella mia nuova casa tra le Ande è sempre primavera.

 

Commenta: