Che Te Lo Scrivo a Fare

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Esmeraldas, Lunes 11 de Mayo 21.38

Prendi un martedì pomeriggio aburrido mangiando ensalada de fruta con crema de leche osservando il solito chico con gli occhiali del quale non sai il nome anche se così a occhio e croce potrebbe essere un Pablo un Juan o forse un Carlos che ti ricorda tanto Big Bang Theory (no non un personaggio, tutti quanti) e la sera ti scrive che il giorno dopo ti porterà un dolce buonissimo del pueblo piccolissimo dal quale viene ma tanto sai che non lo farà perché a fatica ti saluta in modo normale e per quanto la normalità non ti faccia impazzire preferiresti comunque un ciao ad un fischio sulle scale.

 

Prendi un fin de semana de fiesta e l’amico con la camioneta che ti chiama chiedendoti dove vuoi andare e la Colombia se la gioca con la playa ma alla fine sabbia e mare battono droga e guerrilla e in un ratito corri a casa cerchi il bikini che eri sicura di aver infilato in valigia e i vestiti troppo leggeri per le notti Quiteñe mentre chiami l’estetista sulla quale si aprirebbe un gran capitolo perché ok che «ormai siamo todos hermanos e dormiamo insieme», però magari anche no. Prendi poi un viaggio notturno di quelli che ti piacciono tanto che si ascolta musica acustica e si parte dopo aver condiviso in sei un bagno e un dentifricio quasi finito e una mamá y un papá e una jarra de jugo de tomate de arból da bere prima di legare gli zaini sul retro del Pick-up proprio dove ogni tanto si fa salire qualche niño che fa l’autostop e ti bussa sul vetro per dirti “ya llegué” e mentre lo vedi allontanarsi tra la polvere ti chiedi in quale villaggio nascosto nella vegetazione possa vivere.

E prendi humedad livello centoventimila che arrivi ed è subito cerveza e bagno nel mare ancor prima di scegliere il letto dove dormirai che a ventitré anni hai ancora paura del muro e c’è sempre un po’ di sabbia tra le dita dei piedi lavata via dalle onde troppo alte che ti fanno bere litri di sale liquido e mentre ti asciughi in un salviettone improvvisato quel gioco stupido che neanche a sedici anni che però ti fa ridere come se ne avessi dodici. Aggiungi al quadretto un afroecuatoriano che ti porta a spasso su una barchetta tra le piante acquatiche che gli chiedi che lavoro fa e ti risponde “disfruto de la vida” e in quel momento in mezzo alla naturaleza mentre lui ti fa una doccia rovesciandoti addosso un secchio giallo riempito in un pozzo sul retro di una capanna in riva all’oceano pacifico realizzi che la vida che vuoi vivere tu non è fatta di sveglie e coperte di Linus ma di luci che scorrono di notte dal finestrino e di attimi lunghissimi costruiti perdendosi tra mille strade panoramiche.

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