Che Te Lo Scrivo a Fare

Ascolto

Carmen Consoli Non Piace a Nessuno

È vero, è così: lunedì 13 aprile Carmen Consoli ha suonato ad Assago e non ne ha parlato nessuno o, almeno, non vi è stata la consueta risonanza che accompagna eventi del genere: né in radio, né in rete.

Anche un mio sondaggio personale – ma significativo – conferma la scarsità di interesse nei confronti della cantautrice siciliana: Che fai stasera? Vado ad un concerto! Figo, chi suona? Carmen Consoli! Non mi è mai piaciuta/Che palle.

E non l’hai mai ascoltata, cazzo. Ascolto Carmen Consoli da anni e l’ho sempre apprezzata molto, senza arrivare al punto di diventarne pazza, di non poterne fare a meno, come invece accade per alcuni, rari, dischi nella vita: come per Amnesiac, Are you experienced, One Hot Minute, Like A Prayer, i Concerti Brandeburghesi di Bach, Karim e molti altri, sui cui sarebbe auspicabile fare un post in futuro.

Questo perché non avevo mai visto un suo live: adesso la adoro e all’ascolto di Elettra o Mediamente Isterica, comincio ad avvertire quell’energia luccicante, quell’urgenza di cantare a squarciagola in macchina, quel momento di batticuore e innalzamento della temperatura corporea, che sfociano nel non meglio specificato istante di frizzo al culo che anima inavvertitamente anche e bacino, che solo la vera buona musica può suscitare.

Carmen Consoli suona di brutto. Elettrico, acustico, da sola, in gruppo, si accompagna, fa gli accordi, fa gli assoli. Non stop, così, per due ore. Non solo: Carmen Consoli canta di brutto. Bassi, alti, raccolti, gridati, strofe, ritornelli, digressioni, monologhi.

Carmen Consoli suona su un palco in cui i disegni delle luci sono dichiarati da un piano inferiore a forma di utero e da fari rialzati disposti su due curve concave che ricordano un seno. La stessa aria di femminilità si respira sul palco, nella disposizione dei musicisti: bassista e batterista sono femmine, tastierista e chitarrista maschi. Una cosa che non si vede ai concerti, se non forse dalla signora Ciccone. Almeno qui le quote rosa ci sono. Il trio base femminile ha tenuto il palco in autonomia al richiamo del limbo in cui si trova il genere femminile affermato in TV, tra prostituzione consenziente e vassallaggio politico, con il brano di Geisha. Le luci dai colori rosa, viola, rosse hanno ulteriormente inebriato la già vistosa fragranza femmina. Carmen bellissima ed elegantissima. Persino le tracolle delle chitarre erano estremamente raffinate, confezionate con vaporose piume e paiette.

Un bridge politico che cita Peppino Impastato con Esercito Silente, i classici rock nostalgici a cui fa capo Confusa e Felice, un siparietto acustico annunciato da un elegante telo anni ’60 calato dietro ad una Carmen in versione solo, che suona L’ultimo bacio. Insomma Carmen è proprio figa, affascinante, musicista, autrice, cantante. Quando la donna è donna per davvero, come la musica.

La parte più bella? Il pubblico. Da troppo non andavo ad un concerto nel parterre, stufa del puzzo di ascelle, di birra, degli spintoni e delle inevitabili discussioni per il posto. Beh, da Carmen c’era un sacco di bella gente: pulita, tranquilla, che voleva solo ascoltare buona musica. La rivoluzione civile succede ad Assago, il 13 aprile al concerto di Carmen: nel raggio di tre metri da me, tre coppie gay si coccolavano, limonavano e accarezzavano tra il pubblico. Tre coppie, delle centinaia presenti. Una cosa che in strada, nei parchi o nei locali, in Italia, non si vede così spesso. Per lo stesso motivo per cui da Carmen, oltre a me, ai miei compagni e a qualche rara eccezione, il pubblico era costituito da freaks, discriminati, emarginati. Per lo stesso motivo per cui Carmen Consoli piace a pochi italiani, ai siciliani e a tutte quelle persone che non hanno comprato il cd di Emma Marrone, vincitrice disco d’oro 2013.

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