Che Te Lo Scrivo a Fare

Scrivo

Dove Cazzo è l’Aula F.087

Che poi mi chiedo: ma perché ho fatto l’università? “Studia” mi dicevano. “L’università ti assicura un futuro migliore. Troverai il lavoro dei tuoi sogni”, mi dicevano. Buono a sapersi, ma, o-mio-Dio-la-crisi. Io non vedo manco il lavoro in generale, figuriamoci quello dei sogni. Però la colpa non è solo di o-mio-Dio-la-crisi, ma anche di voi che fate l’università.

Perché è solo colpa vostra che volete fare l’università a tutti i costi se adesso esistono mille facoltà, interfacoltà, indirizzi, curricula, profili, cicli unici, tre più due, dove cazzo è l’aula F.087. E soprattutto è colpa vostra se adesso tutti sono in grado di laurearsi con più di 100. Persino io ci sono riuscita, due volte.

Ma questo uno non lo può sapere se non troppo tardi. Infatti quando cominci l’università ti presenti come una piccola donna in carriera, con cancelleria nuova di fiamma e super seria, astucci senza scritte con l’uniposca e solo bic blu, fine dell’era delle penne gel colorate. Trovi l’aula, ti siedi né troppo avanti né troppo indietro, e aspetti composta che inizi la prima lezione universitaria della tua vita. Ti guardi intorno e scopri che quell’aula è uguale identica a quella che hai occupato per cinque lunghissimi anni al liceo, solo più grande. E con il passare dei mesi, dei corsi, degli esami, dei progetti, dei guzzi, all’improvviso ti accorgi che tutto questo non ha senso. Perché in effetti in quel mondo tu sei rappresentato da un numero (di matricola) e come te anche tutti gli altri che ti ritrovi alla lezione delle 8.30 con:

  • PSP
  • la prima stagione di How I Met Your Mother in streaming (cioè, la prima stagione! Io l’ho finito tipo quattro anni fa, ma dove vivi?)
  • Candy Crush livello 159
  • iPhone puntati per selfie marchiati #noia #ogginoncelapossofare #duralavitauniversitaria #fuorisede #follow4follow

Ma stare a letto, no? Non vi obbliga mica nessuno a venire a lezione. E nemmeno a fare l’università in generale. Voi siete pazzi.

E alla fine te li ritrovi insieme a te il tuo stesso giorno di laurea, vestiti a festa e con nonne commosse mentre tu ti chiedi: com’è possibile? Anche perché poi ti parlano e ti dicono: “ma come hai fatto a scrivere una tesi da 210 pagine?! Io me la sono cavata con 94”.

Si puntano l’iPhone, si fotografano con una coroncina di alloro in testa di cui ignorano con indifferenza il significato e buttano tutto su Facebook scrivendo “e infine grazie a me che rimango così come sono”. Adesso mi dici come sei perché sono molto curiosa di saperlo. Provo a indovinare: ignorante? Boh, io c’ho sparato.

E tutto questo per cosa? Perché lo fate, che tanto a voi non interessa? Per avere il curriculum uguale al mio e mandare a puttane l’intero sistema universitario? No, seriamente: spiegatemelo.

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