Che Te Lo Scrivo a Fare

Cito

Ha Segnato Socrate(s)

Socrates a parte, la filosofia e il calcio non sembrano offrire grandi punti d’incontro. Ma in realtà, come diceva il mio professore di filosofia mentre non lo ascoltavo, alla fine, tutto porta alla filosofia.

“Hegel afferma che la realtà è solo un aggiunta a priori dell’etica non naturalistica. Kant, attraverso il suo imperativo categorico sostiene che ontologicamente esiste solo nell’immaginazione e Marx reclama il fuorigioco.”Monty Python

Meglio di ogni altra cosa lo dimostra quella vecchia ma ancora vera teoria in base alla quale – come spiegato qui – in Wikipedia, cliccando sul primo link di ogni pagina, e ripetendo la cosa per un paio di dozzine di pagine, ci sono grandi probabilità di finire sulla voce Filosofia. Dalla filosofia sono invece partiti, i Monty Python per uno dei loro sketch più famosi, qui di seguito riportato. E qui, il Socrate che segna è quello senza “s” finale.

E visto che la categoria si chiama “CITO“, oltre ai Monty Python ho ben pensato di citare anche me stesso, un me stesso di un paio d’anni fa che, mestamente rientrato dalla finale dell’Europeo persa 4 a 0 dall’Italia contro la Spagna, aveva pensato a uno sfrontato e indegno omaggio a questo video. Ma siccome, come già scritto, mentre la filosofia mi veniva spiegata facevo o pensavo a tutt’altro (e siccome non ho la pazienza di star lì a cliccare 20 volte sul primo link di una pagina Wikipedia) avevo ampliato all’arte e alla letteratura la mia personale partita. Eccola qui:


Forte, fortissima la Spagna. La difesa è indubbiamente solida, difficile da superare, artisti (difensori) di cuore e sostanza. Linea arretrata fatta di pittori. A partire da Velazquez, ritrattista barocco celebre per Las Meninas (1656),  passando per Claudio Coello, per arrivare a Francisco Goya. La Maya Vestita ha promesso, in caso di vittoria, uno spogliarello. Si attende la Maya Desnunda.  Mediana spagnola fatta di scrittori, di prosa e di poesia: Lope de Vega e Garcia Lorca, due grandissimi, offuscati però dal talento vero, il più grande tra gli scrittori spagnoli: Cervantes. A supportarlo in tribuna due interessanti supporters: Sancio Panza e Don Chisciotte. Quest’ultima ha dichiarato nel prepartita di aver dovuto sconfiggere dei draghi per arrivare qui. Erano solo mulini a vento, dichiara la questura. Grandi artisti finora, appartenenti tutti, eccezion fatta per Garcia Lorca, al siglo de oro spagnolo, il grande periodo di prosperità – politica e artistica – tra il cinquecento e il seicento. Non male, decisamente non male.

Ancora più grandi gli artisti nella parte avanzata del campo: il surrealista Bunuel – regista di Un chien andalou (1929) – il grande Gaudì, genio del modernismo catalano, e per finire, il grande trittico di pittori del novecento spagnolo: Mirò, Dalì e Picasso. Genio puro, alla sua massima espressione. L’eclettismo di Dalì, la classe pura di Picasso, la fantasia di Mirò. Sarà dura batterli.

Spagna: Velàzquez, Coello, Goya, Lope Vega, , Garcia Lorca, Cervantes Gaudì, Bunuel, Dalì, Mirò, Picasso

 Vediamo ora come risponde l’Italia:

In porta un artista unico, senza eguali in altre nazioni: Giuseppe Verdi. Da notare il patriottismo dei tifosi sugli spalti che mostrano lo striscione W VERDI (fonti attendibili dicono però questa frase contenga un messaggio nascosto, di forte spinta patriottica). Si schierano davanti a lui tre grandi scrittori: Manzoni, Alighieri, Petrarca. Qualità e quantità. Dedizione e creatività. Infortunato Ariosto, salterà la “cavalleresca” sfida con Cervantes.  Sulla metà campo rispondono i nostri pittori: Giotto, Caravaggio, Michelangelo e Modigliani. S’è detto dei pittori spagnoli ma i nostri non sono da meno. Fantasista Da Vinci, giocatore estremamente duttile, capace di giocarsela in ogni campo (artistico). In attacco Canova e Fellini, il nostro regista, in risposta al surrealista Bunuel. Impossibile non parlare della nostra lunga panchina, ricca di soluzioni tutte le zone del campo e sicuramente allaltezza dei titolari: Donatello, Raffaello, Leopardi e Boccaccio. Discorso a parte per D’Annunzio: non è stato convocato, troppo egocentrico, avrebbe danneggiato il gruppo.

Italia: Verdi, Manzoni, Petrarca, Alighieri, Giotto,  Caravaggio, Raffaello, Modigliani, Da Vinci, Fellini, Canova

Le due squadre che hanno indubbiamente meritato la finale, l’Italia eliminando l’Inghilterra del bardo Shakespeare prima e la Germania dei grandi scrittori poi. La Spagna sconfiggendo i due paesi con lei confinanti: la temibilissima Francia (grandissimo centrocampo d’impressionisti e attacco di poeti simbolisti – orfano però di Baudelaire, squalificato per uso d’assenzio) e l’agguerrito Portogallo.

 Sembra mettersi male per l’Italia prima del fischio d’inizio. Verdi si è infatti rifiutato di cantare l’Inno di Mameli ad inizio partita. Non che sia leghista. Semplicemente trovava il Va Pensiero oggettivamente migliore. Per non parlare di Giotto: si è lamentato con l’arbitro sin da subito. Sosteneva il cerchio di centrocampo non fosse perfetto.

Nei primi minuti l’intesa della linea d’attacco spagnola ha messo molto in difficoltà i nostri. Nonostante Bunuel fosse un po’ isolato dal gioco, Mirò, Dalì e Picasso si trovavano a meraviglia, mettendo in difficoltà la nostra difesa. Grandi incomprensioni linguistiche tra i nostri difensori, Manzoni e Dante. I microfoni hanno carpito una frase di Alighieri rivolta all’autore dei Promessi Sposi. Pare gli abbia detto “va a lavare i panni nell’Arno”, chissà se Manzoni lo ascolterà.

 Proprio mentre Dante – uno che parla molto (spesso in terzine incatenate) – aveva appena finito di lamentarsi della prestazione dei compagni con un emblematico “ahi serva Italia di dolore ostello”, Michelangelo – con un cross degno del miglior David Beckham – pennella un cross per Canova che insacca di testa. Uno a zero. Lo scultore, nell’esultanza, toglie la maglietta e dedica il gol a una tale Paolina Borghese.

Palla al centro, altra azione d’attacco per l’Italia, fallo. Punizione. Da Vinci inventa un gran tiro: due a zero.

 La Spagna soffre: la qualità – s’è detto – è grande. Ma forse è troppa. La squadra è sbilanciata in avanti, attacca e non difende. Hai voglia a chiedere a un surrealista di ricorrere l’avversario in fascia, non lo farà mai. Modigliani, preferito ad altri pittori forse di maggior valore, ha inoltre “giocato” a Parigi con Mirò e Picasso: li conosce, sa come fermarli. E Picasso non sembra lui, vocifera la stampa francese di una sua notte brava, la sera prima della partita, con delle non meglio note Demoiselles d’Avignon. Va poi aggiunto che Raffaello ha marcato Picasso e non gli ha fatto toccare palla. Si è offeso – dicono – per la dichiarazione nel prepartita dello spagnolo. Pare lo spagnolo abbia detto ai media: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”.

Partita senza storia dopo il due a zero, l’Italia domina, Gaudi continua a distrarsi guardando l’architettura dello stadio, e arriva la goleada: doppietta di Fellini, centravanti di razza, e quattro a zero. Il regista della Dolce Vita è il migliore in campo: meritatissimo l’Otto e Mezzo assegnatogli dalla stampa. Non c’è storia, Italia batte Spagna. La loro arte è grande, la nostra immensa. La prestazione è stata Divina dichiara Alighieri a fine partita. Cerca di smorzare i toni Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza”, dice ai giornalisti.

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